Pagine 272 punti 2
Il mastino dei Baskerville di Arthur Conan Doyle è il primo libro con cui partecipo alla Reading Challenge 2026, e confesso che arrivare all’ultima pagina è stato un percorso fatto di luci e ombre.
È uno di quei romanzi che portano con sé il peso (e il fascino) del classico: un’indagine celebre, personaggi iconici, un’atmosfera gotica che ha fatto scuola. Ma non sempre questo è bastato a tenermi completamente agganciata alla storia.
Di cosa parla (senza spoiler)
Sherlock Holmes e il fedele dottor Watson si trovano ad affrontare un mistero che aleggia tra leggenda e realtà: una maledizione che sembra colpire la famiglia Baskerville, incarnata dalla figura inquietante di un mastino spettrale che si aggira nelle brughiere del Devonshire.
Il romanzo mescola indagine razionale e suggestioni soprannaturali, giocando costantemente sul confine tra ciò che può essere spiegato e ciò che sembra sfuggire alla logica.
Cosa ho apprezzato
L’atmosfera è senza dubbio il punto di forza del libro. Le brughiere, la nebbia, il senso di isolamento: tutto contribuisce a creare una tensione sottile ma costante. Watson, in particolare, ha un ruolo più centrale rispetto ad altri romanzi e questo l’ho trovato molto piacevole

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